Chiedimi se sono felice

“Come stai?”. Ce lo domandiamo vicendevolmente tutti i giorni. Non lo neghiamo a nessuno, è diventato un intercalare. Non siamo mai interessati alla risposta e se dobbiamo rispondere chiudiamo la conversazione con un secco “bene”, accompagnato da un mezzo sorriso. Una pantomima. Oggi ho cambiato registro e ho chiesto a tutti se volevano davvero sapere la risposta. Tutti hanno assicurato che la richiesta fosse sincera, anche solo per salvare le apparenze, così ho proposto loro di prenderci un caffé e parlare di noi. “Magari domani”. “Grazie ma sono in ritardo”. “Oggi proprio no”. Non ci speravo, ma non fingeranno più.

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28 thoughts on “Chiedimi se sono felice

  1. Analoga riflessione la feci anche io tempo fa.Una domanda che prevede un unica risposta preconfezionata…cioè un “bene grazie” che, qualora si voglia proprio esagerare si può accompagnare con un e tu? che ovviamente sottindende un analoga risposta del tipo tutto bene. Poi,finita la pantomina ognuno per la sua strada e chi s’è visto s’è visto!

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      1. E’ una riflessione decisamente vera, parliamo parliamo ma non ascoltiamo mai, la comunicazione è sempre a senso unico, prevale sempre l’ego. Imparare a vedere e ad ascoltare ci renderebbe piu’ vivi e reali. grazie.

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  2. Lo ammetto, sono una che attacca la conversazione col “come va?”.
    Ma per sviare il discorso da me, perché poi sono una (anche) che ascolta, se l’altro soggetto mi risponde per davvero e non chiosa con un “va bene”, che spiega proprio nulla.
    Ho il difetto di saper ascoltare.

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  3. Io spero di incontrarti per sentire la risposta vera davanti a un caffè e ritrovare quel lembo di umanità che perdiamo ogni giorno concedendoci solo alla fretta.
    Grazie per gli spunti di questo post su cui dovremmo soffermarci a riflettere.

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  4. Io in prima persona rispondo SEMPRE con un sorriso smagliante ed un “bene, grazie!”
    Lo faccio per il semplice fatto che, al giorno d’oggi, alla gente non importa realmente come stai e, sai, ho quasi paura a dire la verità alla gente perchè molti farebbero girare la voce in modo errato, altri ne trarrebbero conclusioni del tutto inutili e altri ancora potrebbero rispondere con un “tranquilla, passerà!” … e non è una risposta che sopporto!
    Sarò complicata forse, incompresa… ma preferisco tenere la realtà per me. Fin quando son viva per gli altri starò “bene”.

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    1. Certo, era proprio questa contraddizione che mettevo in evidenza. Questo interesse verso l’altro è nella maggior parte dei casi finto e formale, proprio perché non c’è nemmeno un rapporto vero alla base. Spesso però ci chiudiamo anche con le persone che vivono con noi e che condividono con noi la nostra vita e questo dovremmo cercare di evitarlo. Dobbiamo recuperare i rapporti veri.
      Grazie per il tuo commento 🙂 !

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  5. Caro CentoCaratteri, grazie per seguire il mio Bernardodaleppo’s Weblog, ho appena letto questo tuo post e ho subito pensato che tu fossi assai più giovane di me, ho controllato e in effetti tra gli anni ’50 miei e gli ’80 tuoi la differenza è discreta, mi duole quindi preannunciarti una possibile evoluzione di questa tua insofferenza per i riti sociali, in me si è evoluta in quasi “orsitudine”. E comunque importante continuare a meravigliarsi della incongruenza tra forma e sostanza, grazie di farlo.

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      1. Perché mi ricordi un medico, conosciuto qualche anno fa in Sardegna. Dopo mezz’ora di conversazione io mi misi a piangere, mentre mi raccontava di suo padre, dei suoi “amici” e della sua vita.

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      2. Non sono io (non so se questo ti dispiaccia o ti dia sollievo). Sono stato in Sardegna, troppo tempo fa, quando scappavo ancora, quando non avevo questa consapevolezza. Ma ho un bellissimo ricordo di una spiaggia, Tharros. Uno luogo dell’anima. Grazie per avermi fatto venire in mente un bel ricordo!

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      3. Oh, sì. Abbiamo tutti storie molto simili. Forse poi le somiglianze le cerchiamo, io, almeno, lo faccio, con una certa inconscia arroganza. Prediligo chi non fa errori di grammatica, per esempio!

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