Morire a 18 anni

Era attaccato in bacheca. Nell’angolo di una qualsiasi corsia di un ospedale di provincia. Lessi un appello straziante. Era una madre, cercava il figlio. Cercava i pazienti che avevano ricevuto i suoi organi. Aveva solo 18 anni, si era suicidato. Si sarebbe accontentata di abbracciarli, per sentirlo vivo, ancora. La gola mi si è stretta. Era morto da 3 anni, non si sarebbe mai arresa. Mi chiesi quale buio potesse piegare una vita così giovane. Mi sentivo inerme, avrei voluto aiutarlo. Volevo dirgli che sarebbe andata meglio, che sarebbe stato bellissimo, che c’è sempre una speranza. Sentivo quella tragedia, piangevo con lui.

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12 thoughts on “Morire a 18 anni

      1. Neanche io. Quando mi trovo nella condizione di dover offrire conforto ai famigliari mi sento inadeguato. Sempre, di fronte alla morte. Ma quando colpisce un ragazzo giovane è come se si strappasse un velo, come se si infrangesse un tabù. È come se accadesse qualcosa che non può accadere. Ho conosciuto storie che mi hanno cambiato. Professionalmente e personalmente.

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  1. Andavo a trovare un amico ricoverato per un episodio “psicotico”(?) in un reparto di psichiatria che non citerò, aveva un nuovo vicino di letto: 25enne, busto di gesso con cateteri che uscivano, stivaletti di gesso con feritoie per medicazioni, avambracci ingessati con feritoie ai polsi per medicazioni, stava suonando una chitarra e canticchiava, facemmo un poco di conversazione, si era preso dei barbiturici, si era tagliato le vene e si era gettato dalla finestra del 4° piano, per fortuna sua era atterrato su una Dyane.
    Poco dopo arrivò il padre che dovette uscire a fronte della reazione avversa del figlio che gli scagliava contro tutto quel che c’era sul comodino, in occasioni successive scoprii che il figlio, con il suo gesto, aveva voluto punire il padre che non voleva comprargli la Porsche.
    Andai una volta a trovare quel giovane in un ospedale psichiatrico dopo la guarigione fisica e la sua convinzione di avevre diritto a una Porsche era immutato.
    Il padre girava con una vecchia 132 Fiat ed io mi chiesi cosa avrei fatto al suo posto, avrei pensato che sarebbe stato meglio che la Dyane fosse qualche metro spostata?

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    1. Caso complesso. Leggendo quello che hai scritto mi viene da pensare che sotto ci sia qualcos’altro che riguarda quella famiglia. L’episodio “psicopatico” può essere l’effetto di una causa più profonda.
      Non so.

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  2. Il suicidio è qualcosa di terribile, ed ogni volta che ne sento parlare, mi chiedo fino a che disperazione si sia arrivati per compiere quel passo. È tutto talmente premeditato, che ci vuole una forza impressionante per fare il passo che ti spegnerà per sempre.
    Terribile!

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  3. So cosa vuol dire ricevere un organo da una persona così giovane, è un esperienza che ho vissuto non personalmente ma molto da vicino. La telefonata, la corsa in ospedale, il primario a dirci che il donatore era un ragazzo, poi il trafiletto del giornale mentre aspettavo fuori dalla sala operatoria, e due più due fa sempre quattro. Perdere un figlio è un’esperienza devastante, sapere di vivere grazie alla morte di un’altra persona può essere altrettanto devastante per un carattere sensibile, è un segno che rimarrà per tutto il tempo che durerà ed anche oltre. Conosco persone che festeggiano quel giorno come una rinascita, lui ha deciso di rimuoverlo dal calendario.

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