Copriti bene

Non sono alla moda. Il lavoro mi impone un camice bianco per consuetudine. Per questo so bene che l’abito fa il monaco. Non parlo di giacche e cravatte, quello è cerminoniale. Non parlo di gusto, quello è sensibilità. Parlo di un abbigliamento consono alle circostanze. Quando un abbigliamento non è consono è semplicemente indecente. Shorts giro-ano. Leggings, comunque. Canotte con bicipite sudato. Bordini dei boxer in evidenza. Nudità del piede maschile. Queste sono quasi sempre storture della decenza. Se non capite, allora, dovrei presentarmi con pantaloncini corti e peluria in vista sotto al camice. Quindi, forse, capireste cos’è l’indecenza.

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30 thoughts on “Copriti bene

  1. C’è chi scambia la città con la spiaggia, e alcuni dei capi citati non li troverei opportuni neanche li.
    Probabilmente si tratta delle stesse persone che quando sono in vacanza al mare si presentano a tavola in costume.

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  2. Personalmente, nello scambio informale non sono particolarmente sensibile all’abbigliamento utilizzato. Ma concordo con il fatto che la forma coincida con la sostanza quando la relazione tra le persone comporta delle responsabilità – e in questo ci metto senz’altro anche il modo con cui ci si veste. Il medico (come ben sai, mi pare di capire) non deve essere soltanto capace, ma anche mostrare di esserlo, così da instaurare col paziente un rapporto propedeutico di fiducia. Altrimenti il proprio apparire si configura non solo come un atto di cattivo gusto, ma addirittura trascende nell’arroganza del potere.

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      1. Senz’altro! Ma instaurare un rapporto di fiducia con qualcuno che si affida a te è parte dei compiti propri del ruolo, e ciò avviene anche attraverso una interpretazione consona. A volte anche solo la percezione di ascolto e accudimento da parte del medico è parte del percorso terapeutico (non conosco i tuoi orientamenti, ma personalmente guardo con simpatia ai principi di Hahnneman). Altro è suscitare fiducia allo scopo di approfittarsi.

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      2. Verissimo, il lavoro del medico è molto altro rispetto ad una diagnosi e una terapia. L’effetto placebo è una variabile da considerare, ad esempio. Come per l’omeopatia.

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  3. “Shorts giro ano” é un neologismo splendido! Comunque concordo pienamente, ci sono persone senza senso della decenza e prive di buon gusto. Ne parlavo giusto con mia mamma: c’ é gente che ha quattro vestiti di numero superfirmati e di dubbio gusto e c’ è chi con capi di marchi accessibili (Benetton, Zara, HM etc…) sa vestirsi bene perché ha gusto!

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  4. Ps: all’ università vedo delle scene… allucinanti. O.o
    Che poi, non mi passerebbe mai per l’ anticamera del cervello di presentarmi ad un esame in tuta!

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  5. Al liceo artistico dove insegnai gli studenti si riunivano durante gli scrutini per stilare le pagelle dei docenti, sono l’unico a cui diedero “insufficiente” in look, per fortuna andavo bene in equità, simpatia, chiarezza, disponibilità e ascolto. Comunque un po’ ci rimasi male.
    8-:))

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  6. trovo così ingiusto “qualificare o quantificare” la persona dall’abito, ma così accadde, ogni santo giorno.
    di buono non ho la smania dell’apparire o del dover accontentare le opinioni altrui.
    ma c’ho messo tempo (anni) a capirlo e farlo.

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    1. D’inverno giro con un cappello di tweed e d’estate con un panama. I miei amici me ne dicono di ogni, ma a me piace. Ti capisco!
      È anche una questione di rispetto nei confronti delle persone che si hanno di fronte. Penso si riferisse a questo

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      1. ah bhe sì: il rispetto, in sti casi, prende il nome di decoro e/o buongusto. Ma lo farei prima per me stessa, ovvero spero di aver rispetto di me stessa per come mi “concio” 🙂

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  7. E che dire di quelli che in paese* – questa è la mia realtà – non si coprono affatto? Via t-shirt, via canotta (anche quella comunque rivoltante) e vai di petto villoso in mostra. Sacchetto, per favore.
    *in città è vietato per legge…probabilmente il buonsenso non è sufficiente.

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  8. Fatta eccezione per le “uniformi” lavorative, in qualche modo imposte, quella che definiamo “moda” è il modo più becero di appiattirsi alle convenzioni a scapito della personalità. Per questioni di lavoro ho vissuto più di vent’anni in giacca e cravatta arrivando ad odiarle…ora ho regalato tutto ed ho riempito l’armadio di tute, bermuda (quando fa caldo) e camicie colorate da mettere sui jeans…ci vado ovunque e, se qualcuno storce il naso, è un suo problema… 😉

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