Non so chi sono la sera

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Le Chef-d’Œuvre ou Les Mystères de l’horizon. 1955. René Magritte.

Non so chi sono la sera, quando chiudo la porta di casa. Rientro, il gatto mi aspetta, mi lancia qualche fusa. Lo prendo in braccio, lo bacio, mi lecca il naso. Ho fame, mi inganno aprendo il frigorifero. Mi aspetta un cavolo romano. Chiudo. Pentola, acqua, gas, fuoco, sale, fusilli, olio, salsa. Esagero con il parmigiano e la cena è già finità. Fa freddo, prendo una coperta. Quel libro l’ho iniziato da troppo tempo, mi metto nel letto e giro pagina. Sono le 3 di notte. Luce accesa. Dove sono? Bagno, pigiama. Buio. Mi lecca la fronte. Mattino. Non sono io.

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Tornare

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È stato come tornare in un luogo d’infanzia. Ritorno qui dopo un anno. Ripenso alla mia vita di ieri; quei fogli scritti quando nulla era certo. Come il gatto di Schrödinger, in un limbo esistenziale tra vita e morte finché qualcuno non apre la scatola. Oggi ho aperto la scatola e il gatto era morto. Non so cosa mi rimane di quella vita. Oggi vivo in una città lontana, l’ennesima, solo con un gatto. Un esilio autoinflitto. Cerco di contenere il tempo ma sfugge come la sabbia tra le dita, inesorabile. Forse è la vita di un altro.