Le colpe dei padri

Scrivo una lettera ai miei compagni, ai figli di una generazione dimenticata: ventenni, venticinquenni, trentenni. Non eravamo ancora nati quando la politica comprò il voto dei nostri padri e dei nostri nonni, promettendogli pensioni che non si potevano permettere. Non eravamo ancora nati quando la politica utilizzò le assunzioni pubbliche per diminuire la disoccupazione. Lo fecero vendendo il nostro futuro, ed oggi paghiamo quel voto di scambio. Noi che vent’anni fa non potevamo votare e non contavamo nulla.

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Perdere un figlio

Ho 28 anni e un figlio. È successo quando ero troppo stupido per capire la bellezza di quel dono. Pensavo non mi sarei più potuto divertire e che avrei dovuto rinunciare alla libertà dei vent’anni. Oggi è abbastanza grande per capire di essere stato abbandonato. Me ne pento, non l’ho mai visto, non l’ho mai abbracciato. Ho visto qualche foto, ma la madre non mi permette di vederlo. Non l’ho riconosciuto. Pensavo di essere più furbo, ma ero solo il più stupido. Non so perché ti ho scritto, ma in 100 parole ti ho descritto il più grande errore della mia vita.

Ringrazio questo ragazzo per avermi scritto, era impossibile ignorare queste parole e le condivido con tutti voi #dilloin100.